di Alexander Langer
Una serie di interventi in gran parte inediti – articoli, discorsi pubblici, relazioni, interviste, diari di viaggio – di Alex Langer comparsi tra il 1989
e il 1994 e che si occupano della guerra in ex Jugoslavia, dell’emergere del tema delle minoranze etniche dopo la caduta del muro di Berlino, dello scoppio dei conflitti etnici, del ruolo dell’Europa. Uno sguardo dall’interno sulla trasformazione del pacifismo e dell’evoluzione delle idee
e delle pratiche del movimento per la pace di fronte all’Europa del dopo ’89.
Introduzione
Raccogliamo in questo quaderno alcuni scritti di Alex Langer molto diversi tra loro per caratteristiche e tipologia (si tratta di articoli, interventi pubblici, diari di viaggio, relazioni, eccetera), ma accomunati da una riflessione che si sviluppa su alcuni temi tra loro profondamente intrecciati negli anni che vanno dal 1989 al 1994: le pratiche e le proposte dei pacifisti di fronte alla guerra in ex Jugoslavia, l’emersione delle tensioni e dei conflitti etnici dopo il 1989, il ruolo di un’Europa nascente, ma ancora debole e contraddittoria. Gli scritti raccolti in questo quaderno sono solo una parte degli interventi di Langer su questi temi: si tratta di articoli e interventi tra quelli meno conosciuti o non già pubblicati in altri importanti volumi usciti in questi anni (come Il Viaggiatore leggero, La scelta della convivenza e Fare la pace) cui rimandiamo per completezza e maggiore conoscenza del suo pensiero. Alex Langer unì profondamente l’impegno politico (con i verdi, nel Parlamento europeo) alle pratiche e alle attività pacifista sul campo. In quegli anni diede vita al Verona Forum per la pace e la riconciliazione in ex Jugoslavia, organizzò le iniziative per la pace a Tuzla (in Bosnia-Erzegovina) insieme al Forum dei cittadini per difendere una città che durante la guerra era ancora un’isola “inter-etnica” dove convivevano musulmani, serbi e croati. Partecipò alle carovane per la pace e alle altre iniziative e manifestazioni che furono organizzate in quegli anni in Italia e in ex Jugoslavia. Fu tra i primi a parlare della necessità di sostenere “l’altra Bosnia”, “l’altra Croazia”, “l’altra Serbia”: i pacifisti e gli obiettori di coscienza, le donne in nero, i giornalisti indiependenti, i politici democratici e antinazionalisti. Langer si interrogò anche, insieme a molti pacifisti, se non fosse insufficiente un generico appello alla nonviolenza di fronte alle stragi dei cecchini sugli abitanti di Sarajevo e alla pulizia etnica che colpiva non solo la Bosnia-Erzegovina, ma anche altre aree della ex Jugoslavia. Allora si evocò – sperando che fossero le Nazioni Unite a farlo, ma queste erano impotenti, come l’Europa d’altronde – l’uso della forza per porre fine alla guerra e venne messa in campo la proposta (fu l’Associazione per la pace a farlo) di inviare 100mila caschi blu per rendere impossibile i combattimenti sul campo. La storia, sappiamo, andò in tutt’altra direzione. E fu anche questo il motivo della profonda angoscia degli ultimi mesi della sua vita – l’angoscia dell’impotenza del pacifismo, della politica, dell’Europa di fronte al massacro della Bosnia – e a cui dedicò il suo ultimo articolo, uscito per “La Terra vista dalla Luna” nel luglio del 1994. Nello stesso tempo, negli scritti che qui pubblichiamo, Langer rivendicava l’importante valore di quel “pacifismo concreto” (cui si riferisce l’articolo con cui apriamo questo quaderno) che in modo pragmatico e non ideologico – diversamente dal pacifismo dogmatico e dal pacifismo tifoso – si occupa delle persone in carne e ossa, ristabilisce e ricostruisce ponti tra le comunità, sostiene le forze democratiche, si nutre di solidarietà e azioni sul campo, di meticolosa tessitura (come aveva fatto lui con il Verona Forum) tra le forze democratiche e antinazionaliste. Langer fu un attivista pacifista sempre pronto a sperimentare, in modo pragmatico, le implicazioni concrete e pratiche del proprio impegno, tenendosi lontano sia dagli approcci ideologici di un pacifismo solo “contro” sia dagli approcci “accademici” di chi non riusciva a mescolare la dottrina della nonviolenza con l’azione sociale sul campo. Ma era anche un pacifista che cercava di tradurre in politica le buone pratiche: la proposta della creazione di un “corpo civile di pace” dell’Unione europea fu proprio il tentativo di istituzionalizzare in qualche modo l’esperienza e il significato della straordinaria vicenda dei pacifisti e volontari in ex Jugoslavia. Nelle riflessioni sul pacifismo di Langer si intrecciano infine altri due temi, connessi ovviamente con la guerra in ex Jugoslavia, e che Alex conosceva assai bene: quello delle minoranze e della convivenza multietnica e quello dell’Europa. L’ex Jugoslavia era composta da minoranze (come la nostra Europa d’altronde) e proprio il faticoso e delicato lavoro di costruzione di una convivenza possibile (come aveva potuto sperimentare in Sud Tirolo) era (ed è) la scommessa sulla quale costruire la pace, in ex Jugoslavia come in Europa. Si tratta di temi di grandissima attualità e che interrogano il futuro dell’Unione europea e della convivenza civile e che se non affrontati in modo adeguato possono produrre – come è già successo in molti paesi europei – xenofobia, ascesa di una destra intollerante, discriminazione degli immigrati, divisioni tra popoli. Le sue riflessioni, le sue proposte sono perciò ancora molto importanti e utili a chi si adopera per ridare all’impegno per l’Europa e per la pace una prospettiva credibile.